Legno di Bubinga

C'è qualcosa di regale nel bubinga. Il suo nome scientifico è Guibourtia — tre specie principali, demeusei, tessmannii e pellegriniana — e cresce nelle foreste equatoriali di Camerun, Gabon e nel bacino del Congo, dove gli alberi raggiungono altezze di oltre quaranta metri con tronchi che possono superare il metro e mezzo di diametro. Da quella massa imponente viene fuori un legno che non ha nulla di ordinario: il cuore varia dal rosa-lavanda al rosso brunato con striature viola e nere, e in certi esemplari sviluppa figure rare — waterfall, pommele, quilted — che lo trasformano in qualcosa di più vicino a un'opera d'arte che a un materiale da costruzione.
Non è un caso che venga spesso chiamato African Rosewood, anche se con il palissandro vero condivide solo l'aspetto e parte della risposta acustica. In liuteria viene impiegato per dorsi e fasce di chitarre acustiche, corpi di bassi elettrici, arpe, batterie di alta gamma. La sua durezza Janka di 2.410 lbf lo rende uno dei legni più duri in assoluto nel mondo degli strumenti — denso, stabile, con un sustain ricco e un basso pronunciato. Dal 2017 è incluso nella CITES Appendice II, il che significa che il commercio internazionale è regolamentato e richiede documentazione specifica: un dettaglio che racconta da solo quanto questo legno sia prezioso e non rinnovabile nel breve periodo.
Per l'incisione laser esprime il meglio su tratti medi e disegni con buon respiro — la sua tonalità scura assorbe i dettagli finissimi, mentre su forme decise e simboli ben strutturati il segno bruciato emerge con forza e profondità, amplificato dalla ricchezza cromatica del legno.